05.07.05 - I brevetti, questi "oggetti misteriosi"*
*(Almeno per quanto riguarda l'Italia)
Articolo di Bruno Rimoldi
Premessa
Parlare agli associati dell’AIDB dell’importanza dei
brevetti e della necessità di conoscerli per usarli al
meglio, oltre che per documentarsi, sarebbe come
sfondare una porta aperta e potrebbe anche sembrare
una “presa in giro”.
Ma io credo comunque che possa essere utile parlare di
brevetti sul nostro sito, soprattutto se lo scopo è quello di
raggiungere, in un modo piano e non tecnico, le persone che
in un modo o nell’altro entrano in contatto con la nostra
associazione.
Al momento del lancio di una nuova, rivoluzionaria
automobile (almeno secondo il produttore) avvenuto qualche
anno or sono, la cosa che attirava maggiormente l’attenzione
dei lettori del quotidiano che riportava l’articolo era, nel
titolo, la frase: “….. piccola city car con 50 brevetti diventa unica ”.
Il giornalista (o più probabilmente il “titolista”) aveva
giustamente voluto far rilevare ai lettori quanta tecnologia
“protetta” c’era alle spalle di quel prodotto.
I brevetti infatti sono i documenti legali pubblici con i
quali possono essere protetti i nuovi ritrovati
applicabili industrialmente che conferiscono ai titolari
(aziende, società, persone) la facoltà esclusiva di
utilizzare attuandolo direttamente o con licenze a terzi
quanto in essi descritto, illustrato e rivendicato.
Anche se il deposito di un brevetto non costituisce
automaticamente un baluardo invalicabile ai tentativi di
violazione, il brevetto è pur sempre l’arma legale più
appropriata a propria disposizione che permette azioni di
difesa/attacco più agevoli, offrendo date certe e documenti
ufficiali da opporre a terzi.
Inoltre i brevetti (invenzioni, modelli, marchi) sono un bene
dell’azienda da sfruttare adeguatamente e comunque devono
essere difesi con opportuni investimenti.
La cosa più importante comunque è depositarli ogni
qualvolta si crea innovazione; ma per utilizzarli al meglio
è indispensabile conoscerne almeno le caratteristiche di base
Purtroppo il nostro Paese, terra di navigatori, artisti ed
inventori, è abbastanza carente di “cultura brevettuale”. Gli
inventori, siano essi inseriti in una struttura produttiva
oppure indipendenti, anche quando creano “innovazioni”
tecnologicamente e commercialmente valide, non sempre
hanno le idee molto chiare su come proteggerle
adeguatamente e, in genere, sottovalutano o sopravvalutano
sia l’invenzione stessa che i mezzi legali da usare per
proteggerla. In alcuni casi ne derivano conseguenze
paradossali: invenzioni regalate alla concorrenza perché non
protette adeguatamente; una moltitudine di brevetti esteri
presi in licenza per l’insufficienza del “parco brevetti”
nazionale e, qualche volta, anche investimenti a fronte di
“privative” inesistenti.
L’insufficiente attenzione ed il conseguentementescarso uso della brevettazione costituisce un problema
sicuramente più sentito da noi, dove la base produttiva
è costituita da piccole e medie realtà artigianali ed
industriali, che, utilizzando oculatamente brevetti,
modelli e marchi a difesa della propria creatività,
potrebbero migliorare le rispettive performance di
settore.
Purtroppo la scarsa conoscenza dei brevetti (cosa sono, come
si usano) da parte di chi crea innovazione, comporta tuttora
in Italia un ridotto uso della protezione legale (brevettazione)
dei propri ritrovati. E qualche volta non si brevetta
semplicemente perché si è convinti che il brevetto valga poco
o che comporti costi troppo alti. Ma questo scarso uso della
brevettazione ha contribuito, assieme ad altri fattori, a
portare l’Italia nelle posizioni più basse nella lista delle
nazioni industrializzate.
Saperne di più quanto prima possibile aiuta quindi ad impostare al meglio la strategia da adottare per proteggere adeguatamente le proprie innovazioni, riducendo al minimo il rischio di scelte azzardate o sbagliate, aiutando il titolare dell’invenzione a sfruttare al meglio l’esclusiva sancita da un valido brevetto.
L’uso oculato dei brevetti a protezione della propria
innovazione, può sancire anche la differenza tra azienda e
azienda; infatti l’azienda “leader” è quasi sempre un’azienda
che, oltre ad essere innovativa nel proprio settore, già
dall’inizio ha correttamente utilizzato i brevetti per
proteggere e difendere adeguatamente le proprie innovazioni
ed ha continuamente innovato e protetto, investendo quanto
necessario per mantenere il giusto distacco dalla
concorrenza.
Ma per proteggere adeguatamente le proprie invenzioni è
importantissimo tenere in debito conto lo “stato della
tecnica” anteriore che è costituito prevalentemente da tutti
documenti brevettuali anteriori ovunque presentati e
pubblicati.
Una massa di testi, disegni, rivendicazioni, esempi, schemi:
una miniera di importantissime informazioni su quanto è già
stato ideato dagli altri. In effetti la pubblicazione del
documento brevettuale già nello stato di domanda (quindi
non ancora brevetto) è prevista dalle varie legislazioni
proprio per permettere a terzi interessati di conoscere,
quanto prima possibile, cosa è già stato oggetto di richiesta
di brevetto, per evitare di duplicare sperimentazioni già
eseguite e nel contempo per non diventare contraffattori di
invenzioni già protette. Proprio perché questa tecnica
anteriore è documentata nei suo vari aspetti e viene messa a
disposizione di tutti gli interessati è impensabile che un
innovatore rinunci a consultarla. Accedere a questa
documentazione è indispensabile anche per analizzare quanto
brevettato prima, non solo nel proprio Paese, ma anche nelle
altre nazioni, per valutare correttamente la portata di novità
della propria invenzione e per impostare di conseguenza il
proprio brevetto. Nei documenti brevettuali sono contenute
inoltre anche informazioni riguardanti innovazioni mai attuate
e quindi non rilevabili né da Fiere né da cataloghi o altri tipo
di pubblicazioni; innovazioni che comunque sono
documentabili e quindi non potranno più essere rivendicate
come nuove ed esclusive in brevetti successivi da chiunque
ed ovunque richiesti.
Documentarsi prima di brevettare, e comunque prima di
investire in studi per lo sviluppo di un “nuovo” ritrovato, è di
fondamentale importanza per tutti gli operatori di qualsiasi
dimensione essi siano ed in qualsiasi settore operino, perché
scoprire, “dopo” aver investito in studi, pubblicità, brevetti,
ecc., che la propria innovazione non può garantire alcuna
esclusiva o, peggio, che quanto si pensava proprio ed
originale è oggetto di una valida privativa di altri, non è solo
antipatico ma molto, molto costoso.
In ogni ambito industriale, ma non solo, può nascere
l’innovazione, molte volte di piccola entità, in alcuni di
portata tale da rivoluzionare alcune lavorazioni rendendo
obsolete alcune apparecchiature sino a quel momento considerate insostituibili anche se questo avviene,
ovviamente, quando l’innovazione è economicamente
conveniente.
Il fatto che ci siano brevetti precedenti, e ci sono quasi
sempre brevetti precedenti, cioè innovazioni altrui, comporta
di conseguenza come già detto in precedenza, l’esigenza di
documentarsi attingendo allo “stato della tecnica” anche
prima di mettersi a progettare una “nuova” soluzione.
Naturalmente non è semplice districarsi tra tutto il materiale
disponibile per impostare la ricerca più adatta al proprio
specifico caso. E’ consigliabile quindi affidarsi ad esperti di
indagini brevettuali, cioè a professionisti che svolgono
abitualmente ricerche tra i brevetti e che quindi sono in
grado di indirizzare ed aiutare gli interessati attivando per
loro la ricerca o l’insieme di ricerche “ mirate” più adatte. Bruno Rimoldi
Le idee ed opinioni espresse in questo articolo appartengono
esclusivamente all'autore, e non coincidono necessariamente
con la posizione ufficiale di AIDB.
Copyright © AIDB - Tutti i diritti sono riservati - Credits